Don Guido Anelli

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Vigolone 1912 – San José de Cazorla 1969

Parroco, partigiano, il “prete volante” di Belforte. Protagonista della Resistenza, anche prima che i “resistenti” diventassero “partigiani”, ospitò chiunque volesse battersi per la patria e la libertà. La canonica di Belforte era un porto sicuro. Nel novembre 1944 intraprende la celebre missione di passare le linee nemiche per raggiungere, a piedi, il Governo a Roma e richiedere i fondi necessari per continuare la lotta. Il ritorno? In volo.

Guido Anelli era nato nel 1912 a Vigolone, nei pressi di Calestano, paese non lontano da Berceto, primo dei sei figli di Giovanni e Maria Ollari.

Uno zio, Pietro Anelli era parroco proprio nella piccola località della val Baganza e anche il giovane Guido segue gli studi verso il sacerdozio: prima nel seminario di Berceto, poi in quello di Parma. Ordinato sacerdote nel 1937 viene inviato quale vicario cooperatore nella parrocchia di Collecchio dove, tra le altre cose, mette a frutto la sua grande passione per la musica, in particolare con la Corale Collecchiese che il giovane sacerdote riorganizza dopo anni di inattività.

Dopo l’esperienza a Collecchio don Guido riceve il primo incarico di parroco e viene inviato, nella primavera 1940, a Belforte: ha 28 anni, è cresciuto in una famiglia nella quale si parla di politica, ha conosciuto e frequentato Giuseppe Micheli e quando, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, l’Appennino vive la crisi sociale ed economica e la fame nonché la formazione delle prime “bande di ribelli”, il giovane parroco non ha dubbi e si schiera apertamente, trasformando Belforte e la canonica in uno dei centri della Resistenza.

Don Guido Anelli è poco più che un giovane parroco quando, nel maggio 1940, viene inviato a Belforte, piccolo paese dell’Appennino. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 egli ricopre una posizione di assoluta importanza, nel contesto della Resistenza parmense, svolgendo con fervore, coraggio e spiccato spirito di organizzazione un ruolo cruciale nella costituzione della “Seconda Brigata Julia“. Racconta Sergio Gigliotti, il partigiano Sparviero, segretario dell’Associazione nazionale partigiani cristiani di Parma. «L’umile canonica di Don Guido Anelli diventò il quartiere generale delle formazioni partigiane delle Valli del Taro e del Baganza contro i nazisti».

Dopo aver costituito il 10 agosto ’44 la Brigata Julia, la sua impresa più memorabile fu il viaggio a Roma, superata la linea gotica, per chiedere aiuti concreti per i partigiani. Don Guido parlò con il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e con il Ministro del Tesoro e ottenne un contributo economico e l’assicurazione che i lanci di materiale bellico per i partigiani sarebbero stati intensificati. Ritornò ai propri monti, trasportato da un aereo, paracadutato a Bardi, oltre la linea nemica, da qui il nome “il prete volante”.

Don Anelli è stato anche uno dei “monuments men”: durante la guerra salvò opere d’arte del rinascimento italiano, nascondendole ai nazisti. Una sua missione fu vicino a Bolzano, dove venne paracadutato per organizzare un gruppo di persone fidate che salvassero dalla distruzione le opere di Caravaggio, Tiziano, Rubens, Botticelli, Donatello e Michelangelo. La Resistenza lo segna profondamente e lo rende protagonista e punto di riferimento per un ampio territorio, dall’Appennino alla Pianura Padana.

A guerra finita vorrebbe, per la gente della montagna, il riconoscimento dei sacrifici fatti e un risarcimento per il contributo dato. Deluso sceglie la via dell’emigrazione come tanti conterranei: in Venezuela trova di nuovo la sua dimensione. Fino alla morte avvenuta nel 1969 San José de Cazorla, località dove era parroco, lontana dalla capitale. Dal 1990 le sue spoglie riposano nel cimitero di Langhirano.

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