Borgo Val di Taro, 10 giugno 1936 – Prato, 17 settembre 2017
Calciatore e allenatore di calcio e grande sportivo. Nato a Borgotaro, ha raggiunto i massimi risultati guidando la squadra dell’Inter con cui ha vinto il Campionato italiano nel 1980 e due Coppe Italia nel 1978 e nel 1982. Ha allenato anche il Torino, la Sampdoria (con cui ha vinto la Coppa Italia nel 1985) e la Fiorentina. È stato anche il tecnico della nazionale libica e del Al-Ahly Tripoli con cui ha conquistato il Campionato libico nel 2002.
Eugenio Bersellini è stato una figura singolare del calcio italiano, uno di quegli allenatori capaci di lasciare un segno profondo senza mai cercare i riflettori. Nato a Borgo Val di Taro, portò sempre con sé l’impronta di quella terra.
La sua carriera da allenatore trovò la consacrazione con l’Inter, che guidò tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. In un periodo complicato per il club, Bersellini costruì una squadra solida, organizzata, poco incline alle concessioni. Il culmine arrivò con lo scudetto del 1980, conquistato con una difesa granitica e un gioco essenziale ma efficace. Non era un calcio appariscente, ma era tremendamente concreto: rifletteva il carattere del suo allenatore, più attento all’equilibrio che all’estetica. In quegli anni l’Inter ritrovò identità e competitività, e Bersellini si guadagnò la fama di tecnico affidabile, quasi austero.
Dopo l’esperienza nerazzurra, il suo percorso proseguì con altre squadre, ma è con la Sampdoria che seppe costruire un altro capitolo importante. Arrivato a Genova in una fase di crescita del club, contribuì a consolidarne le ambizioni e a gettare le basi per i successi che sarebbero arrivati negli anni successivi. Con la Sampdoria vinse la Coppa Italia nel 1985, primo trofeo significativo della storia recente blucerchiata, dando fiducia a un gruppo che stava maturando e che di lì a poco sarebbe diventato protagonista anche in Europa. Anche qui il suo marchio era evidente: organizzazione, spirito di squadra, attenzione ai dettagli.
Una parte importante del suo mito è legata al soprannome di “sergente di ferro”. Non era un’etichetta casuale: Bersellini pretendeva disciplina assoluta, allenamenti intensi e grande rigore comportamentale. Le sue sedute erano dure, spesso basate su preparazione atletica e ripetizione dei movimenti, e non tollerava cali di concentrazione. I giocatori dovevano rispettare regole precise, dentro e fuori dal campo, e il rapporto con lui era improntato più al rispetto che alla confidenza. Questo approccio, che oggi potrebbe sembrare severo, era in realtà coerente con la sua idea di calcio: solo attraverso l’ordine e il sacrificio si poteva competere ad alto livello. Molti suoi calciatori, col tempo, hanno riconosciuto che proprio quella durezza fu decisiva per ottenere risultati.
Bersellini non era un innovatore rivoluzionario né un personaggio mediatico. Era, piuttosto, un artigiano del calcio, uno di quelli che costruiscono risultati con metodo e pazienza. In un’epoca in cui il calcio italiano stava cambiando, tra crescente professionalizzazione e attenzione ai risultati, rappresentava una figura di passaggio tra il vecchio e il nuovo: legato a valori tradizionali ma capace di competere ad alti livelli.
Il legame ideale con Borgotaro non venne mai meno. Anche quando sedeva sulle panchine più prestigiose, il suo stile rimaneva quello di chi viene da una realtà piccola ma solida, dove il lavoro conta più delle parole. Questo tratto lo rese rispettato da giocatori e colleghi, anche senza il carisma plateale di altri tecnici dell’epoca.
Nel ricordo del calcio italiano, Bersellini resta dunque l’immagine di una competenza silenziosa: un allenatore che ha saputo vincere, costruire e lasciare tracce durature, soprattutto all’Inter e alla Sampdoria, senza mai tradire la propria natura schiva e concreta.

Il 26 agosto 2023, il Comune di Borgotaro ha dedicato una giornata di eventi ad un suo illustre cittadino: l’allenatore Eugenio Bersellini, scomparso nel 2017. A ricordarlo sono intervenuti calciatori e giornalisti fra cui Ivano Bordon, Nazzareno Canuti, Giampiero Marini, Carlo Muraro, Evaristo Beccalossi, Marco Rossinelli, Claudio Lombardo, Roberto Mozzini, Giancarlo Pasinato, che racconteranno aneddoti della storia umana e sportiva di un grande del calcio italiano. È stato anche inaugurato il murales di Silvia Bottali presso lo stadio Bozzia, alla presenza delle figlie di Bersellini.



