
L’analisi delle strutture orizzontali ha messo in evidenza come, in tutto l’Appennino della provincia, i solai siano tradizionalmente costruiti in legno di castagno e rovere. La struttura principale, orientata parallelamente alla dimensione minore del vano, si compone generalmente di travi squadrate o in tondame di circa 25–30 x 30 cm e innestate nella muratura per una profondità di circa metà del loro spessore. L’orditura secondaria, a sezione quadrata o rettangolare di dimensioni tra gli 8 e i 15 cm circa, è posta a interasse di 60–65 cm e corre parallelamente al lato maggiore del vano. Al di sopra è inchiodato un tavolato di castagno o rovere, costituito da assi semplicemente accostate tra loro. Le tavole hanno uno spessore di 3–5 cm e una larghezza compresa tra i 15 e i 30 cm. Le luci coperte dalle varie orditure non superano generalmente i 5–6 m per la principale e i 2–4 m per le secondarie.
Una grande importanza rivestiva la scelta delle piante da tagliare, così come il periodo in cui farlo, ideale tra novembre e febbraio. In questo periodo, infatti, la pianta, essendo meno imbibita di succhi vegetativi, fornisce un legname meno soggetto a ritiro e più resistente all’attacco di agenti parassiti. Il legno migliore era generalmente quello degli alberi ubicati sui versanti sud, con fusti privi di nodi, tarli e vegetazioni parassite. A causa dell’elevato peso e della conseguente difficoltà di trasporto, una volta tagliato il legno veniva stagionato direttamente nel bosco per 3–4 anni.
Durante la stagionatura era importante che i tronchi non fossero a contatto con il terreno e godessero di una buona aerazione. La tecnica di impilaggio era basata sull’appoggio dei tronchi su due dormienti e sulla disposizione degli strati successivi in senso ortogonale ai precedenti. Una volta stagionato, il tronco veniva lavorato direttamente nel bosco, evitando in questo modo inutili sforzi di trasporto, fino a ottenere dimensioni più ridotte. Tutto ciò significa che il materiale a disposizione consentiva la costruzione di strutture elementari, molto basse e a luci ridotte. Mentre nelle grandi opere si è sempre cercato di superare luci sempre maggiori, nell’edilizia popolare si trattava di utilizzare materiali economici, sfruttandone al massimo le proprietà meccaniche.

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