
Come sovente si vede nei punti riparati dalle intemperie, l’uso dell’intonaco era diffuso, e solo ragioni di carattere economico ne dissuadevano l’impiego generalizzato. A differenza di quanto si possa pensare, in passato l’intonaco era ampiamente utilizzato, poiché costituiva un fondamentale isolamento dalle intemperie e una chiusura degli interstizi tra i conci di pietra, a protezione dalle possibili intrusioni di piccoli animali e insetti.
Prima che la viabilità consentisse l’arrivo in zona del cemento pozzolanico e della calce idraulica (dal dopoguerra in poi), l’unico legante utilizzato era la calce aerea, prodotta localmente nelle “fornaci”. Grazie all’abbondante presenza in zona di calcare, la produzione di calce risultava economica e semplice.
Per produrre la calce aerea, veniva scavata una buca nel terreno e su di essa veniva costruita una volta alta 2 o 3 metri, con alla base un’apertura per caricare il calcare da cuocere e il legname. Quando la fornace era piena, veniva dato fuoco alla legna e si continuava ad alimentare la combustione per sette-otto giorni. La calce estratta dalla fornace veniva poi messa all’asciutto, pronta per essere utilizzata all’occorrenza. Per ottenere il legante, la pietra cotta veniva annaffiata con acqua e impastata con sabbia di origine fluviale.
Negli edifici più poveri era presente spesso un legante elementare, formato dalla miscela di acqua, terriccio e sabbia, con funzione più di isolamento termico che statica, utile a chiudere gli interstizi tra una pietra e l’altra.


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