Queste piccole costruzioni, poste sia in aree boscate sia all’interno di nuclei abitativi, costituivano un elemento fondamentale per la vita contadina, in quanto le castagne rappresentavano l’alimento di base per la popolazione delle nostre valli. Gli essiccatoi per le castagne sono detti “metati”, “cannicci” e “casoni” se isolati in mezzo ai castagneti, “gradili” o “graticci” se costituiscono piccoli corpi aggiunti alla casa.
L’essiccatoio si sviluppa su due livelli, ciascuno a vano unico. Al piano terra, accessibile da una porta, veniva collocato il camino o la stufa, mentre nel livello superiore, il cui accesso era costituito da una piccola finestra o porta, venivano deposte le castagne.
Il sistema costruttivo dei solai di queste costruzioni si compone di travi portanti in castagno, squadrato o in tondame, sulle quali sono inchiodati piccoli travetti in legno, di sezione rettangolare e con angoli smussati (4/5 × 3/5 cm), disposti a circa 1 cm di distanza uno dall’altro, su cui venivano messe le castagne per l’essiccazione. La distanza è tale da impedire la caduta dei frutti e, allo stesso tempo, da consentire al calore del focolaio sottostante di passare liberamente, andando ad essiccare le castagne.



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