
I borghi rurali dell’Appennino parmense si caratterizzano per l’uso incrociato dello spazio, che consiste nel sovrapporre, in uno stesso luogo e in diversi tempi storici, più strutture fisiche, più funzioni (abitative, produttive, di ritrovo) e più significati (sacro, profano) attribuiti a uno stesso oggetto architettonico. Il tutto avviene generando una struttura molto compatta, in cui i vari oggetti edilizi risultano sovrapposti gli uni agli altri, creando un tessuto edilizio non riconducibile a schematizzazioni geometriche.
Questa strutturazione è la risposta costruttiva data dai contadini a due necessità fondamentali della montagna: sottrarre il minor terreno coltivabile possibile e proteggersi dal vento e dal freddo invernale. Inoltre, utilizzando in comune parti murarie di edifici già costruiti, si riducono gli oneri costruttivi.

Nelle difficili aree montane, il contadino deve adattare in molti modi la propria casa al terreno; costante è la necessità di limitare l’altezza dei muri, troppo costosi in termini di tempo e fatica. Talvolta le tecniche possono apparire semplici, ma l’organizzazione spaziale rivela una notevole capacità progettuale, attenta alle possibilità offerte dal terreno e pronta a sfruttarle.
Questo adattamento armonioso all’ambiente circostante, la capacità di interpretarne i ritmi e di trasferirli, filtrati da una sensibilità consolidata nel tempo, nella pietra, nel legno e nelle partiture degli edifici, è il risultato di un lungo processo di osservazione e conoscenza della natura.


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